Le emissioni inquinanti durante il processo sono minime rispetto ad altri tipi di impianti e sono più controllate. Il primo step per la produzione di biogas è la digestione anaerobica, ovvero un processo di degradazione attraverso il quale il materiale organico viene trasformato in biogas grazie alla fase di fermentazione che avviene in reattori chiusi, in assenza di ossigeno e senza rilascio di emissioni gassose in atmosfera. Nella fase di upgrading invece, ovvero di passaggio da biogas a biometano, la miscela di gas viene depurata attraverso la rimozione di solidi in sospensione e tracce di altri gas (H2S, H2O,NH3) tramite processi quali filtrazione fisica, desolforazione, deumidificazione e filtrazione su carboni attivi.

Gli odori provengono principalmente dalle fasi di trasporto e stoccaggio del materiale in arrivo e in uscita. Per questo i moderni impianti prevedono un ambiente chiuso per il recepimento e lo stoccaggio del materiale, dotato di unità di captazione e trattamento aria, che previene la diffusione degli odori. Dopodiché è il processo biologico anaerobico in sé che riduce gli odori sgradevoli, ottenendo anzi un effetto igienico sanitario sulla materia prima utilizzata.

La letteratura scientifica è ampiamente concorde nel ritenere che il processo di digestione anaerobica abbatta il contenuto della maggior parte dei batteri nocivi per l’uomo, rendendo più sicuro l’uso del digestato rispetto al refluo tal quale in ingresso. I risultati infatti indicano non solo una sostanziale neutralità dei processi anaerobici ma anche un’evidente tendenza alla loro diminuzione dopo la digestione.

La soluzione ottimale è realizzare questi impianti su scala provinciale, nelle aree industriali, nei pressi dei luoghi di maggior produzione dei rifiuti, per limitare al massimo il loro spostamento sul territorio. Sul dimensionamento bisogna avere uno sguardo prospettico e una buona pianificazione: nei prossimi anni le percentuali di raccolta differenziata dell’organico aumenteranno inevitabilmente e di questo bisogna tenerne conto già da subito, senza dimenticare le altre matrici, come le biomasse agricole, i fanghi da depurazione e gli scarti agroalimentari, che andranno trattate comunque con degli impianti ad hoc.

Non esiste nessuna evidenza scientifica in grado di indicare una possibile correlazione fra epidemia Covid-19 e il 5G. Da notare, inoltre, come il 5G oggi sia poco diffuso anche rispetto alla situazione epidemiologica.

Non ci sono evidenze di incompatibilità fra la presenza degli alberi e lo sviluppo delle tecnologie wireless. È vero che tecnicamente la migliore condizione per la propagazione del segnale 5G, ma anche degli altri standard, è l’assenza di ostacoli, ma fra questi vanno considerati anche edifici e strutture di altro genere. Andranno considerati nella pianificazione delle antenne. Bisogna poi sottolineare che ad oggi gli abbattimenti sono legati alla scarsa manutenzione del verde arboreo e alle responsabilità amministrative in caso di incidenti. Per questo le amministrazioni preferiscono abbattere gli alberi.

Tutte le Agenzie regionali per la protezione ambientale sono in grado di verificare le emissioni elettromagnetiche essendo dotate di sonde che misurano fino a 40 GHz, comprese quindi anche le onde emesse dallo standard 5G.

La legge “Semplificazioni” non cambia nulla in merito alle possibilità da parte delle amministrazioni di fare piani di localizzazione delle antenne. Specifica soltanto meglio quello che possono o non possono fare rispetto alla legge quadro 36/2001, nella quale la possibilità di pianificazione era descritta in sole due righe, lasciando ampie interpretazioni. Mai i Comuni hanno potuto bloccare standard di comunicazione, introdurre nuovi limiti di esposizione, distanze di sicurezza (poco valide) o dichiarare aree sensibili luoghi senza alcun riferimento oggettivo.

Come sta dimostrando la scienza, agli attuali limiti di esposizione non è associato un aumento di malattie tumorali. Se anche le antenne 5G si sommeranno agli altri standard presenti (2, 3 e 4G), il limite di esposizione di 6V/m deve tener conto della presenza di tutti gli standard e complessivamente non può essere superato. Per questa ragione è fondamentale che i limiti vigenti non vengano modificati.

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