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Lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni, come la banda ultralarga e la tecnologia 5G, su tutto il territorio nazionale sono fondamentali per colmare il digital divide, ovvero la disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici oggi fondamentali. Ma questo pone anche dubbi e preoccupazioni per gli effetti sulla salute, ancora non del tutto noti.

L’inquinamento elettromagnetico e il 5G: di cosa parliamo

L’inquinamento elettromagnetico è un fenomeno legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali,

Lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni, come la banda ultralarga anche attraverso la tecnologia 5G, su tutto il territorio nazionale sono fondamentali per colmare il digital divide.

La necessità di integrare la rete esistente con nuove tecnologie, è fonte di preoccupazione per il possibile aumento delle esposizioni ai campi elettromagnetici e per i possibili conseguenti impatti sulla salute.

Per questo è fondamentale l’applicazione del principio di precauzione sia attraverso la minimizzazione delle esposizioni sia attraverso l’adozione di azioni volte a tutelare la popolazione esposta, soprattutto i più vulnerabili. Il nostro Paese deve mantenere stabili i limiti di esposizione vigenti, ma anche ad incentivare la ricerca sulle onde millimetriche sulla quale si conosce troppo poco.

Domande e risposte

Non esiste nessuna evidenza scientifica in grado di indicare una possibile correlazione fra epidemia Covid-19 e il 5G. Da notare, inoltre, come il 5G oggi sia poco diffuso anche rispetto alla situazione epidemiologica.

Non ci sono evidenze di incompatibilità fra la presenza degli alberi e lo sviluppo delle tecnologie wireless. È vero che tecnicamente la migliore condizione per la propagazione del segnale 5G, ma anche degli altri standard, è l’assenza di ostacoli, ma fra questi vanno considerati anche edifici e strutture di altro genere. Andranno considerati nella pianificazione delle antenne. Bisogna poi sottolineare che ad oggi gli abbattimenti sono legati alla scarsa manutenzione del verde arboreo e alle responsabilità amministrative in caso di incidenti. Per questo le amministrazioni preferiscono abbattere gli alberi.

Tutte le Agenzie regionali per la protezione ambientale sono in grado di verificare le emissioni elettromagnetiche essendo dotate di sonde che misurano fino a 40 GHz, comprese quindi anche le onde emesse dallo standard 5G.

La legge “Semplificazioni” non cambia nulla in merito alle possibilità da parte delle amministrazioni di fare piani di localizzazione delle antenne. Specifica soltanto meglio quello che possono o non possono fare rispetto alla legge quadro 36/2001, nella quale la possibilità di pianificazione era descritta in sole due righe, lasciando ampie interpretazioni. Mai i Comuni hanno potuto bloccare standard di comunicazione, introdurre nuovi limiti di esposizione, distanze di sicurezza (poco valide) o dichiarare aree sensibili luoghi senza alcun riferimento oggettivo.

Come sta dimostrando la scienza, agli attuali limiti di esposizione non è associato un aumento di malattie tumorali. Se anche le antenne 5G si sommeranno agli altri standard presenti (2, 3 e 4G), il limite di esposizione di 6V/m deve tener conto della presenza di tutti gli standard e complessivamente non può essere superato. Per questa ragione è fondamentale che i limiti vigenti non vengano modificati.

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L’inquinamento elettromagnetico

L’inquinamento elettromagnetico è un fenomeno legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali (ad esempio un fulmine), ma prodotti da impianti per la trasmissione di informazioni (impianti radio-TV, stazioni radio base, telefoni cellulari, wifi, ecc), da impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica dalle centrali di trasformazione agli elettrodotti, da apparati per applicazioni biomedicali, nonché da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica (come gli elettrodomestici).

Lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni, come la banda ultralarga anche attraverso la tecnologia 5G, su tutto il territorio nazionale sono fondamentali per colmare il digital divide, ovvero la disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici oggi fondamentali. Ma questo pone anche dubbi e preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute.

Le preoccupazioni di cittadini e amministratori locali si sono concentrati sul 5G, l’ultimo standard di telecomunicazione, il cui sviluppo, se non attento e pianificato potrebbe modificare il livello di esposizione complessivo della popolazione a seguito di importanti cambiamenti nell’architettura della rete.

5G è l’acronimo di “5th generation” e indica le tecnologie e gli standard di comunicazione mobile più avanzati rispetto ai precedenti 2G, 3G e 4G. Queste tecnologie sono diverse da quelle relative agli standard precedenti, e richiedono in parte frequenze più alte, antenne più diffuse e meno potenti e tecniche di trasmissione dei dati differenti. Le principali caratteristiche del 5G sono una banda più ampia, maggiore velocità di trasmissione (fino a 10 volte maggiore), la possibilità di avere molte più connessioni in contemporanea, tempi di risposta (latenza) più rapidi. È su questa tecnologia che si baserà il funzionamento dei cellulari di nuova generazione, ma anche molti altri servizi come quelli legati alla gestione dell’energia, della telemedicina, della mobilità autonoma, di nuove pratiche agricole e di controllo sismico del territorio. 

Proprio la necessità di integrare la rete esistente con nuove tecnologie, alla base del funzionamento del 5G, è fonte di preoccupazione per il possibile aumento delle esposizioni ai campi elettromagnetici e per i possibili conseguenti impatti sulla salute.

È bene ricordare che però l’inquinamento elettromagnetico non dipende solo dalle antenne ma ha molteplici fonti. Quella più sottovalutata è sicuramente l’uso dei telefoni cellulari(*) nella vita quotidiana, ma l’esposizione cresce anche tra le mura domestiche, a causa di modem, hotspot e router wireless, notebook e tablet, dispositivi bluetooth, assistenti vocali e ora anche, come detto, gli elettrodomestici connessi e gli altri oggetti dell’internet of things. Per questo, dove e quando possibile come nelle postazioni fisse di lavoro e studio, è sempre preferibile il cavo alla rete.

Gli impatti sulla salute

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione nel 2013 ha definito i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” sulla base di una numerosa serie di studi sul rischio di tumore cerebrale per gli utilizzatori di telefoni cellulari. La IARC ritiene “credibile” questa relazione di causa e effetto, ma non si può per ora escludere il ruolo di spiegazioni alternative. Dopo questo lavoro sono stati condotti numerosi studi che hanno mostrato eccessi di rischio per i tumori del sistema nervoso a livello cerebrale e cardiaco, che hanno portato la IARC a includere fra le sue priorità per il 2020-24 una nuova valutazione del rischio di cancro associato ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Sono diversi gli studi che mettono in relazione le alte e concentrate esposizioni di telefoni cellulari con criticità sanitarie. Un risultato confermato anche dai recenti studi sperimentali  dell’Istituto Ramazzini e del National Toxicology Program che confermano una tendenza a mostrare criticità ad alte esposizioni e per un elevato numero di ore (50 V/m per 19 ore. Gli stessi ricercatori italiano, già da tempo, infatti, auspicano, proprio sulla base degli esperimenti condotti sugli animali, che anche i produttori di telefoni cellulari facciano i passi adeguati all’adozione di un atteggiamento prudenziale e per ridurre l’esposizione della popolazione.

Un campanello d’allarme che deve spingere il nostro Paese non soltanto a mantenere stabili i limiti di esposizione, ma anche ad incentivare la ricerca sulle onde millimetriche sulla quale si conosce troppo poco. 

 

 

 

Domande e risposte

Non esiste nessuna evidenza scientifica in grado di indicare una possibile correlazione fra epidemia Covid-19 e il 5G. Da notare, inoltre, come il 5G oggi sia poco diffuso anche rispetto alla situazione epidemiologica.

Non ci sono evidenze di incompatibilità fra la presenza degli alberi e lo sviluppo delle tecnologie wireless. È vero che tecnicamente la migliore condizione per la propagazione del segnale 5G, ma anche degli altri standard, è l’assenza di ostacoli, ma fra questi vanno considerati anche edifici e strutture di altro genere. Andranno considerati nella pianificazione delle antenne. Bisogna poi sottolineare che ad oggi gli abbattimenti sono legati alla scarsa manutenzione del verde arboreo e alle responsabilità amministrative in caso di incidenti. Per questo le amministrazioni preferiscono abbattere gli alberi.

Tutte le Agenzie regionali per la protezione ambientale sono in grado di verificare le emissioni elettromagnetiche essendo dotate di sonde che misurano fino a 40 GHz, comprese quindi anche le onde emesse dallo standard 5G.

La legge “Semplificazioni” non cambia nulla in merito alle possibilità da parte delle amministrazioni di fare piani di localizzazione delle antenne. Specifica soltanto meglio quello che possono o non possono fare rispetto alla legge quadro 36/2001, nella quale la possibilità di pianificazione era descritta in sole due righe, lasciando ampie interpretazioni. Mai i Comuni hanno potuto bloccare standard di comunicazione, introdurre nuovi limiti di esposizione, distanze di sicurezza (poco valide) o dichiarare aree sensibili luoghi senza alcun riferimento oggettivo.

Come sta dimostrando la scienza, agli attuali limiti di esposizione non è associato un aumento di malattie tumorali. Se anche le antenne 5G si sommeranno agli altri standard presenti (2, 3 e 4G), il limite di esposizione di 6V/m deve tener conto della presenza di tutti gli standard e complessivamente non può essere superato. Per questa ragione è fondamentale che i limiti vigenti non vengano modificati.

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L’inquinamento elettromagnetico

L’inquinamento elettromagnetico è un fenomeno legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali (ad esempio un fulmine), ma prodotti da impianti per la trasmissione di informazioni (impianti radio-TV, stazioni radio base, telefoni cellulari, wifi, ecc), da impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica dalle centrali di trasformazione agli elettrodotti, da apparati per applicazioni biomedicali, nonché da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica (come gli elettrodomestici).

Lo sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni, come la banda ultralarga anche attraverso la tecnologia 5G, su tutto il territorio nazionale sono fondamentali per colmare il digital divide, ovvero la disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici oggi fondamentali. Ma questo pone anche dubbi e preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute.

Le preoccupazioni di cittadini e amministratori locali si sono concentrati sul 5G, l’ultimo standard di telecomunicazione, il cui sviluppo, se non attento e pianificato potrebbe modificare il livello di esposizione complessivo della popolazione a seguito di importanti cambiamenti nell’architettura della rete.

5G è l’acronimo di “5th generation” e indica le tecnologie e gli standard di comunicazione mobile più avanzati rispetto ai precedenti 2G, 3G e 4G. Queste tecnologie sono diverse da quelle relative agli standard precedenti, e richiedono in parte frequenze più alte, antenne più diffuse e meno potenti e tecniche di trasmissione dei dati differenti. Le principali caratteristiche del 5G sono una banda più ampia, maggiore velocità di trasmissione (fino a 10 volte maggiore), la possibilità di avere molte più connessioni in contemporanea, tempi di risposta (latenza) più rapidi. È su questa tecnologia che si baserà il funzionamento dei cellulari di nuova generazione, ma anche molti altri servizi come quelli legati alla gestione dell’energia, della telemedicina, della mobilità autonoma, di nuove pratiche agricole e di controllo sismico del territorio. 

Proprio la necessità di integrare la rete esistente con nuove tecnologie, alla base del funzionamento del 5G, è fonte di preoccupazione per il possibile aumento delle esposizioni ai campi elettromagnetici e per i possibili conseguenti impatti sulla salute.

È bene ricordare che però l’inquinamento elettromagnetico non dipende solo dalle antenne ma ha molteplici fonti. Quella più sottovalutata è sicuramente l’uso dei telefoni cellulari(*) nella vita quotidiana, ma l’esposizione cresce anche tra le mura domestiche, a causa di modem, hotspot e router wireless, notebook e tablet, dispositivi bluetooth, assistenti vocali e ora anche, come detto, gli elettrodomestici connessi e gli altri oggetti dell’internet of things. Per questo, dove e quando possibile come nelle postazioni fisse di lavoro e studio, è sempre preferibile il cavo alla rete.

Gli impatti sulla salute

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione nel 2013 ha definito i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” sulla base di una numerosa serie di studi sul rischio di tumore cerebrale per gli utilizzatori di telefoni cellulari. La IARC ritiene “credibile” questa relazione di causa e effetto, ma non si può per ora escludere il ruolo di spiegazioni alternative. Dopo questo lavoro sono stati condotti numerosi studi che hanno mostrato eccessi di rischio per i tumori del sistema nervoso a livello cerebrale e cardiaco, che hanno portato la IARC a includere fra le sue priorità per il 2020-24 una nuova valutazione del rischio di cancro associato ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Sono diversi gli studi che mettono in relazione le alte e concentrate esposizioni di telefoni cellulari con criticità sanitarie. Un risultato confermato anche dai recenti studi sperimentali  dell’Istituto Ramazzini e del National Toxicology Program che confermano una tendenza a mostrare criticità ad alte esposizioni e per un elevato numero di ore (50 V/m per 19 ore. Gli stessi ricercatori italiano, già da tempo, infatti, auspicano, proprio sulla base degli esperimenti condotti sugli animali, che anche i produttori di telefoni cellulari facciano i passi adeguati all’adozione di un atteggiamento prudenziale e per ridurre l’esposizione della popolazione.

Un campanello d’allarme che deve spingere il nostro Paese non soltanto a mantenere stabili i limiti di esposizione, ma anche ad incentivare la ricerca sulle onde millimetriche sulla quale si conosce troppo poco. 

Lo scenario auspicabile 

In questo scenario di sviluppo tecnologico, è fondamentale l’applicazione del principio di precauzione sia attraverso la minimizzazione delle esposizioni sia attraverso l’adozione di azioni volte a tutelare la popolazione esposta, soprattutto i più vulnerabili.

Il principio di precauzione, concetto di riferimento per la normativa europea in molti campi, tra cui quello ambientale, in merito all’inquinamento elettromagnetico prevede di non differire le misure di riduzione dell’esposizione umana fino al completamento di nuovi studi e ricerche che riducano le attuali incertezze e lacune delle conoscenze.

In attesa di nuovi ricerche per colmare queste lacune è necessario perseguire la riduzione delle esposizioni da una parte mantenendo gli attuali i limiti di legge italiani, tra i più bassi in Europa, e dall’altra rendendo omogenei i livelli di esposizione nel territorio, evitando che gruppi di residenti in determinate aree subiscano livelli di esposizione particolarmente elevati.

Per questo è necessario e importante che i Comuni si dotino di un Regolamento finalizzato alla corretta pianificazione delle stazioni radio base.

 

 

 

Domande e risposte

Non esiste nessuna evidenza scientifica in grado di indicare una possibile correlazione fra epidemia Covid-19 e il 5G. Da notare, inoltre, come il 5G oggi sia poco diffuso anche rispetto alla situazione epidemiologica.

Non ci sono evidenze di incompatibilità fra la presenza degli alberi e lo sviluppo delle tecnologie wireless. È vero che tecnicamente la migliore condizione per la propagazione del segnale 5G, ma anche degli altri standard, è l’assenza di ostacoli, ma fra questi vanno considerati anche edifici e strutture di altro genere. Andranno considerati nella pianificazione delle antenne. Bisogna poi sottolineare che ad oggi gli abbattimenti sono legati alla scarsa manutenzione del verde arboreo e alle responsabilità amministrative in caso di incidenti. Per questo le amministrazioni preferiscono abbattere gli alberi.

Tutte le Agenzie regionali per la protezione ambientale sono in grado di verificare le emissioni elettromagnetiche essendo dotate di sonde che misurano fino a 40 GHz, comprese quindi anche le onde emesse dallo standard 5G.

La legge “Semplificazioni” non cambia nulla in merito alle possibilità da parte delle amministrazioni di fare piani di localizzazione delle antenne. Specifica soltanto meglio quello che possono o non possono fare rispetto alla legge quadro 36/2001, nella quale la possibilità di pianificazione era descritta in sole due righe, lasciando ampie interpretazioni. Mai i Comuni hanno potuto bloccare standard di comunicazione, introdurre nuovi limiti di esposizione, distanze di sicurezza (poco valide) o dichiarare aree sensibili luoghi senza alcun riferimento oggettivo.

Come sta dimostrando la scienza, agli attuali limiti di esposizione non è associato un aumento di malattie tumorali. Se anche le antenne 5G si sommeranno agli altri standard presenti (2, 3 e 4G), il limite di esposizione di 6V/m deve tener conto della presenza di tutti gli standard e complessivamente non può essere superato. Per questa ragione è fondamentale che i limiti vigenti non vengano modificati.

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